Populous: un artista che racconta la comunità queer

Il salentino Andrea Mangia, in arte Populous, è un artista a 360 gradi. Ha firmato collaborazioni importanti con grandi eccellenze del mondo dell’arte, della moda e della musica, come GucciVivienne Westwood, Isabel Marant, Simon Scott/Slowdive, Vasco Brondi, M¥SS KETA. Ha al suo attivo ben 5 album e il “Premio 2061 – La musica elettronica italiana del futuro” (vinto nel 2010, giovanissimo). Producer, deejay, sound designer, Populous è ritornato sul mercato internazionale con il suo nuovo album “W“, “party utopico e psichedelico che celebra la nuova femminilità“. A settembre è stato presentato il videoclip del singolo “Soy Lo Que Soy”, una miscela pop e caraibica che mostra la comunità queer berlinese e italiana (40 ritratti: 28 girati a Berlino, 12 in Italia tra Bologna, Roma, il delta del Po, Milano e Lecce). Alla regia una documentarista italiana affermata come Silvia Maggi, che tuttora vive a Berlino e ben conosce la comunità. Un mix intrigante che parla di identità e libertà di essere sé stessi, come si evince già dal titolo: “Sono quello che sono”. Abbiamo deciso di conoscere un po’ meglio Populous e la sua storia.

Il videoclip di “Soy lo que soy”

L’INTERVISTA

Come e quando nasce Populous? 

Nasce alla fine degli anni 90′ in un piccolo paesino in provincia di Lecce. Non trovavo nessuno che ascoltasse la musica che volevo suonare e così ho comprato il mio primo campionatore ed ho cominciato a programmare i miei primi beat.  

Che cosa significa essere “queer” per te?

C’è chi definisce queer una certa controcultura. Per me è solo cultura figlia dei nostri tempi, dunque giovane, fresca, diversa, ma non per questo meno importante di culture più antiche.  

Com’è stato il tuo coming out? 

Ma in realtà non credo ci sia mai stato un annuncio ufficiale. Nel senso: non ho mai usato socials o fatto annunci pubblici, anche perché non sono certo un’artista così famoso da suscitare buzz. Ci sono stati molti coming out, ognuno per ogni diversa situazione: famiglia, amici, conoscenti etc. Ma sono arrivati tutti in un periodo in cui ero davvero sereno, per cui nessuno stress emotivo.

Foto dell'artista salentino Populous, nome d'arte di Andrea Mangia
Populous nello scatto di Ilenia Tesoro

Perché nel videoclip di “Soy lo que soy” hai scelto di far comparire solo persone della comunità queer berlinese e italiana? Come li hai scelti? Da cosa nasce l’idea?

Se fosse stato logisticamente più semplice ne avremmo messi molti di più e dai più svariati Paesi. Purtroppo abbiamo girato il video in piena pandemia e non è stato per nulla semplice. L’idea è stata consequenziale alla conoscenza con Silvia Maggi, la regista del video. Mi ha raccontato dove viveva, con chi viveva, chi erano i suoi amici etc… A quel punto le ho semplicemente detto: “facciamo un video che parla dei nostri amici, senza romanzare, li riprendiamo così come sono”. 

Che differenze ci sono – se ce ne sono – fra la scena queer berlinese e quella italiana?

Questa domanda andrebbe fatta più a Silvia che a me. Non vivendo a Berlino non mi sento di dare una risposta. Però ecco, da fuori sembra molto più radicata nella città rispetto a molte altre realtà europee. Certo, non credo sia così anche nella Germania del sud, così come è evidente che Milano non è paragonabile a Lecce. 

Hai subito degli attacchi omofobi via facebook quando hai annunciato di voler realizzare questo videoclip. Secondo te, perché? E come hai reagito?

Sì, qualche commento un po’ fuori luogo c’è stato, ma tutti talmente stupidi da non preoccuparmi minimamente. 

Andrea Mangia, in arte Populous, con Miss Keta
Miss Keta con Populous per il video “House of Keta”

Come nasce la tua collaborazione con Miss Keta? Com’è stato lavorare con lei?

Prima di tutto è una grande amica. Quando siamo assieme raramente parliamo di musica. Questa è la dimostrazione che il nostro rapporto va ben oltre la semplice collaborazione. Una cosa però che molti non sanno è che lei è una grandissima lavoratrice, una che davvero si è fatta il culo per essere lì dov’è. Questo vale anche per tutti i ragazzi di Motel Forlanini. È gente che davvero ha “studiato” e “faticato”. Questa roba da fuori potrebbe anche non essere percepita ed è per questo che mi fanno incazzare doppiamente i commenti di gente che non solo non capisce che stanno creando Arte, ma che lo stanno facendo con disciplina ed impegno.

Hai collaborato anche con grandi stilisti e stiliste della moda, come Gucci, Vivienne Westwood. Com’è stato lavorare con loro? Come sono nate le vostre collaborazioni? 

Sono cose che ti fanno capire che forse stai andando nella direzione giusta, quella dove la tua musica esce fuori dai confini della categoria per approdare altrove.  

Come sta andando la promozione del disco e quali sono i tuoi impegni futuri?

Sto già mixando il disco nuovo. Non aver portato in giro “W” mi ha lasciato molto spazio per scrivere musica nuova. In un periodo normale avrei fatto 2 date a settimana e i restanti 5 giorni li avrei impegnati per riprendermi. 


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