L’amore di Gertrude Stein

L’almanacco di oggi ricorda il compleanno della scrittrice omosessuale Gertrude Stein, intellettuale amante dell’arte, della cultura e del buon cibo, che riunì attorno a sé e alla sua storica compagna, Alice B. Toklas, uno dei salotti artistici più prestigiosi del 900′ parigino.

Ma quest’oggi vogliamo ricordare la sua dimensione più intima, seppur ben conosciuta da tutti all’epoca, della sua vita con la storica compagna che l’accompagnò fino alla morte.

La lettera d’amore di Gertrude Stein

“Amica mia,

ho smesso di scrivere per scriverti. Ti darò questo biglietto stanotte, quando Parigi dorme e gli altri se ne saranno ormai andati. È sabato oggi. Uno dei nostri, formidabili sabati. La casa, questa nostra casa di Rue de Fleurus, presto si riempirà di amici.


Chi verrà stasera? Hemingway, Picasso, Fitzgerald, la stravagante Zelda? Ci riuniamo qui ogni settimana, ogni sabato appunto, tra i quadri degli amici, Cezanne, Renoire, Matisse, Gauguin. E si parla, si parla, si parla. Di poesia, letteratura, di se stessi. Sono serate straordinarie fatte di profumi, vino, oppio, risate, a volte scontri clamorosi, passioni, illusioni. L’illusione di cambiare il mondo. Lo sappiamo tutti che non si può. Ma è un’illusione importante: senza ne moriremmo.


Amica mia, ti sento sai. ti sento di là, mentre armeggi con i tuoi strumenti e prepari i cibi deliziosi che offriremo stasera. Ti piace farlo. A me piace che tu lo faccia.
A volte vorrei aiutarti. Ma tu non vuoi. Mi vezzeggi, medichi i miei furori, asciughi laghi di tristezza in cui ogni tanto mi sembra di annegare, ti prendi cura di me, come una moglie devota.


Sei una moglie preziosa. Alice, cosa sarei stata io Gertrude senza di te? Domanda stupida. I “se” e i “ma” contano niente nella vita. I ricordi invece…quelli si. Di noi insieme c’è un fiume lento che scorre silenzioso come sangue dentro di me. Eri arrivata dall’America, Alice, scampata al terremoto e all’incendio di san Francisco e Harriet Levy ti aveva portato subito da mio fratello Michael Stein.

La scrittrice lesbica Gertrude Stein con la moglie Alice B. Toklas


È stato lì in Rue Madame, che ci siamo conosciute. Poi quella passeggiata ai giardini di Lussemburgo. Ti avevo dato unn appuntamento lì, ma tu non arrivavi. Ero furibonda ricordi? Faceva freddo anche se c’era il sole e all’improviso io ti avevo preso sottobraccio. La mia mano poi aveva cercato la tua dentro al manicotto di volpe. Ti ho raccontato di me, della mia vita, dei miei amori passati. E di May, la mia compagna di studi. Allora fosti tu ad infuriarti.


Un giorno qui a casa rovistando in un cassetto avevi trovato tutte le lettere di May. E ne avevi fatto un mucchio, che con enfasi avevi gettato nel caminetto. Avevo riso di te, della tua gelosia, mentre guardavo le fiamme alzarsi più vivide, alimentate da quell’amore giovanile, ma fatto di nulla in confronto al nostro.


Scusami se ho riso. Non si dovrebbe mai ridere dei sentimenti altrui. Ti sposerei davvero, ma non si può. Anche se noi lo sappiamo, siamo già sposate. È successo a Fiesole, durante un’altra passeggiata memorabile. Nessuno con noi. Ma la promessa ce la siamo scambiata là, su quella panchina. È una promessa che vale come quella di qualsiasi coppia, maschio e femmina, che poi tra gli applausi taglieranno la grande torta bianca. Mi accendo una sigaretta. Il piacere è qui.


Tra i velluti di questa casa che sembra una piccola grotta, il nostro rifugio. E fuori il freddo. E tu, di là, presenza lieta, insostitiubile. No, ho sbagliato. I ricordi diventano ancora meglio se legati al presente. Lo dilatano, lo gonfiano come il lievito che tu starai mettendo per il dolce di stasera.


È il tessuto dei ricordi che fa di questo momento pacifico e di amore qualcosa di più che un momento di amore. Sono pigra e stanca. Ma ora verrò di là. Da te. A darti un bacio sulla nuca inerme“.


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